Vediamo come funziona la fatturazione per il regime forfettario con le marche da bollo. Queste influiscono oppure no nella determinazione forfettaria? Vi descrivo qui la situazione!

Fatturazione delle marche da bollo e regime forfettario

La materia fiscale per chi si approccia al regime forfettario non è sempre così semplicistica come la si vuol spesso descrivere (PER QUESTO TI INVITO A SEGUIRE LA MIA CONSULENZA GRATUITA). Quello che devi sapere è che l’importo che un soggetto passivo in regime forfetario addebita in fattura al cliente a titolo di imposta di bollo deve essere assimilato ai ricavi o ai compensi.

Per questa ragione possiamo dire che l’imposta da bollo “concorre al calcolo volto alla determinazione forfetaria del reddito”. Ai fini dunque del reddito imponibile, l’imposta della marca da bollo che va addebitata al cliente in fattura va a conteggiarsi ai soggetti passivi in regime forfettario. L’imposta di bollo è, inoltre, disciplinata da un’altra previsione del D.P.R. n. 642/1972: l’art. 22, come sottolineato dall’Agenzia delle Entrate, “stabilisce la solidarietà nel debito relativo da parte dell’emittente la fattura e del committente”. 

Cosa dice la normativa e quale è la posizione dell’Agenzia delle Entrate

La normativa inerente le marche da bollo e la fatturazione per chi vige in regime forfettario è molto chiara; a specificarne nel dettaglio la materia è l’art. 13 comma 1 della Tariffa di cui al D.P.R. n. 642/1972. Non sempre viene conteggiata, ma solamente nel caso in cui si superino i 77,47 € per fattura.

La posizione dell’Agenzia delle Entrate in merito a ciò è altrettanto chiara, così come appunto la materia legislativa/fiscale. Vista infatti la possibilità di rifarsi in fattura al debitore (chi riceve la fattura dunque) “con la conseguenza che risulta assimilato ai ricavi di cui al citato
comma 64 e concorre al calcolo volto alla determinazione forfetaria del reddito”, si giustifica l’importo del bollo addebitato in fattura al cliente sotto la forma di “ricavo o compenso”.

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